A   ZACINTO  

Né più mai toccherò le sacre sponde
 Ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
Del  greco mar, da cui vergine nacque
Venere, e fea quell’isole feconde
 Col suo primo sorriso, onde non tacque
Le tue limpide nubi e le tue fronde
L’inclito verso di colui che l’acque  
 
                                       Cantò fatali ed il diverso esiglio,
                                   Per cui, bello di fama e di sventura,
                                    Baciò la sua petrosa Itaca  Ulisse.
                              Tu non altro che il canto avrai del figlio,
                                O materna mia terra; a noi prescrisse
                                          Il fato illacrimata sepoltura.
                                                            Ugo Foscolo

Un sentimento profondo di tristezza e nostalgia domina nel celebre e struggente sonetto  “A Zacinto”, l’isola ove il poeta trascorse la sua infanzia, ma dove non avrebbe potuto chiudere gli occhi nel riposo della morte. A lui, profugo di Zante ed esule veneziano, la sorte aveva decretato una fine ben lontana dalla sua terra materna; il poeta lo sa e con parole profetiche  lo scrive nei suoi versi. Non tornerà più, infatti, nella sua amata isola, nemmeno da morto come invece era accaduto per l’altro grande poeta di Zante, Andrea Calvos, contemporaneo di Foscolo, le cui reliquie furono trasportate a Zacinto ed oggi si trovano nel mausoleo del museo Dionisio Solomos, anche questi  scrittore e poeta, il più grande scrittore di Zante e famoso in tutta la Grecia. Fu, il Solomos, l’autore dell’inno alla Libertà che poi è diventato l’inno nazionale greco. Solomos compì i suoi studi in Italia ed ebbe anche rapporti col Foscolo, ma poi nel 1818 ritornò a Zacinto; qui aderì alla società segreta Filikì Eteria e partecipò ai moti liberali dell’isola per cacciare gli inglesi che a quel tempo dominavano l’isola. Foscolo ormai era in esilio, prima in Svizzera e poi in Inghilterra (ironia della sorte, proprio quell’Inghilterra che tiranneggiava sull’isola) e magari chissà quanto avrebbe voluto ritornare sul suolo natio dove probabilmente trascorse il periodo più bello della sua vita. Col sangue greco nelle vene e quella solare isola nel cuore, il Foscolo non potè non riconoscersi in quelle poetiche neoclassiche che proponevano il mondo greco come centro di perfezione e bellezza. Imparò prima la lingua greca e solo a  quattordici anni cominciò a studiare  avidamente l’italiano, dopo il suo trasferimento a Venezia. Ancora oggi a Zante c’è  una chiesetta con un’icona sacra (Aghios Fanourios) presso la quale  il bambino Foscolo andava a studiare approfittando di un lumicino a olio che rischiarava il libro. La chiesetta è situata proprio antistante alla casa del poeta, casa che (anche qui ironia della sorte) fu bombardata durante l’ultima guerra dalle truppe alleate italo - tedesche e pare che la prima bomba a cadere sull’isola fu quella che distrusse definitivamente la casa. Oggi al suo posto c’è un monumento marmoreo ma non è particolarmente curato.

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